Tasso fisso o tasso variabile?
Ecco come gli istituti di credito influenzano la scelta…

In primis la buona notizia è che quest’anno le banche sono tornate a concedere mutui (+94% nei primi 10 mesi dell’anno). E’ doveroso specificare che il mercato dei mutui è stato trainato in particolar modo dalle surroghe, ovvero da quelle operazioni con cui si sposta il mutuo presso un’altra banca (a costo zero) che offre condizioni migliori rispetto alle vecchie condizioni.
Per entrambe le operazioni (surroghe e nuovi mutui) le statistische indicano che in questo momento il tasso fisso ha sorpassato il tasso variabile nelle preferenze dei clienti. Questo nonostante il tasso variabile costi oggi molto meno.
Le banche – contando sulla sicurezza che il tasso fisso suscita nell’immaginario collettivo – spingono la domanda di mutui verso questa offerta, capiamo i motivi.
Ci sono almeno due ragioni:
La prima è che l’Euribor (parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile) è negativo dallo scorso febbraio e le previsioni indicano che continuerà a scendere. Molte banche non sottraggono quindi il tasso negativo allo spread nel calcolare il tasso finale dei nuovi mutui e così, molti istituti, si coprono alzando lo spread
La seconda è che le banche prevedono nel medio periodo un periodo di inflazione normalizzata sui parametri attuali (negativa o pari a zero), infatti sarebbero danneggiate dal ritorno dell’inflazione perché riceverebbero le rate dei muti depotenziate, a differenza dei mutuatari fissi che ne beneficerebbero pagando un debito svalutato.